Ragazza con IPad

iPad per i professionisti del futuro – REKORDATA per ENAIP Reggio Emilia

iPad in classe per la formazione professionale

ENAIP è da decenni una delle realtà di riferimento per la formazione professionale in tutta Italia. REKORDATA collabora con ENAIP Reggio Emilia per portare avanti un progetto di digitalizzazione delle classi con l’uso di iPad.

Abbiamo intervistato Alessandro Sacchi, Direttore Generale di ENAIP Reggio Emilia, per parlare del progetto, dei risultati didattici ottenuti e delle sfide che la scuola sta affrontando a seguito del periodo di pandemia.

Come è nato e come si è sviluppato il progetto iPad in classe?

Il progetto “iPad in classeè nato da un’approfondita riflessione condotta, nel corso degli anni, sulle modalità di apprendimento della specifica utenza Iefp di Fondazione Enaip Don Magnani e sull’uso della tecnologia nella didattica.

In Fondazione Don G. Magnani, che ha sede sia a Reggio Emilia che a Castelnovo ne’ Monti, si contano 19 percorsi Iefp (1 percorso propedeutico + 16 percorsi di II e III annualità + 2 percorsi di IV annualità), suddivisi nei seguenti comparti: cure estetiche, autoriparazione, meccanica, grafica, ristorazione. Il percorso propedeutico è orientativo rispetto alla successiva scelta di uno specifico settore.

Gli allievi IeFP Enaip sono un’utenza prevalentemente “difficile”, che fatica ad affrontare gli apprendimenti formali. Sono ragazzi chiamati a un ruolo di professionisti, per lo più impiegati in ruoli di sola operatività, che richiedono manualità e spirito di sacrificio, in un’età precoce rispetto ai coetanei inseriti nei tradizionali percorsi di istruzione. Devono inserirsi in un mondo del lavoro competitivo, potendo spesso contare sulle sole proprie forze in quanto il background famigliare spesso non assicura loro alcun tipo di protezione/stimolo. 

Sono inseriti in un mondo professionale in costante e continuo cambiamento avendo una dote di competenze medio-basse, talora non espressione di conoscenze consolidate quanto piuttosto frutto, anzi, di scelte di “non conoscenza”, laddove ad esempio l’esperienza scolastica è stata mortificante o dove la frequenza della formazione è legata al mero assolvimento dell’obbligo normativo. Gli studenti hanno ridotte capacità/volontà di autoapprendimento e di vocazione al “life long learning” e la scelta della formazione professionale è molto spesso frutto di una volontà di emancipazione precoce da un ambiente familiare che richiede loro, appunto, autonomia economica o dal quale, solo mediante essa, hanno possibilità di affrancarsi.

Con il progetto Ipad in classe abbiamo inteso “spezzare” il metodo “implicito” nella pratica – si fa come si è sempre fatto – senza riflettere sulle ragioni per cui è meglio “fare così” (in questo caso talora la riflessione scaturisce solo quando qualcosa si inceppa, quando la routine e l’abitudine non funzionano più come prima).

L’IPad è stato utilizzato per fare ricerca, per prendere appunti, raccogliere materiali e condividerli, comunicare con i docenti, interagire con Google Classroom (sia come repository di materiali che supporto all’erogazione di verifiche e questionari di gradimento), scattare foto e girare/montare video per creare tutorial esperienziali, per realizzare tesine multimediali di settore, per creare mappe concettuali in preparazione delle verifiche sommative o degli esami.

Gli studenti coinvolti nel progetto nell’a.f. 2019-2020 sono stati quelli del primo anno  (ovvero quelli direttamente in uscita dalla III media, profondamente necessitanti un’attenta attività di orientamento per la scelta dei successivi 3 anni di Iefp e impossibilitati a svolgere stage a causa dell’età troppo bassa) e del IV anno Iefp per “Tecnico dell’acconciatura”. Nell’a.f. 2021-2022 si è ripetuta la sperimentazione nel percorso propedeutico e nella classe III del profilo “Operatore delle cure estetiche” della sede distaccata di Castelnovo ne’ Monti. L’obiettivo era quello di coinvolgere in un’attività innovativa una realtà che talora risulta “scollegata” dalla sede centrale e che raccoglie studenti particolarmente penalizzati da una logistica difficoltosa che, in montagna, rende proibitive molte delle opportunità formative ed extra scolastiche offerte invece dalla città.

Quali sono stati i risultati ottenuti in ambito didattico a seguito dell’introduzione dell’iPad?

Con l’utilizzo di iPad si è riusciti a incoraggiare la riflessione, il confronto, l’eventuale correzione di rotta, il desiderio di miglioramento, la voglia di imparare altro, di mettere in moto nuova intraprendenza, rinvigorendo, allo stesso tempo, lo spirito di gruppo.

iPad ha facilitato il passaggio dal “teaching” al “learning”, supportando fortemente la centralità del soggetto-persona e ha dunque incoraggiato una “formazione generativa”, in grado di creare capacità riflessiva.

Integrare le app nei programmi didattici ha permesso di offrire un’esperienza più varia e coinvolgente; i docenti sono stati “costretti” a integrare progetti tecnologici mirati nelle lezioni già create per andare incontro a tanti stili di apprendimento diversi, che hanno così potuto trovare “accoglienza”.

Gli studenti sono stati incoraggiati a partecipare attivamente al processo d’insegnamento-apprendimento, cercando le fonti, scegliendo i contenuti, rielaborandoli, presentandoli in classe e condividendo i lavori individuali/a piccolo gruppo con la classe.  Il docente li ha guidati lungo questo percorso come un “regista”, aiutandoli ad approfondire i temi e fare passi avanti nello sviluppo concettuale.

Gli iPad, in quanto strumenti mobili e personali, sempre connessi alle fonti dell’informazione e della socializzazione, ricchi di app che stimolano la creatività, adatti per il sostegno dei ragazzi in difficoltà, sicuri e protetti dal sistema ideato da Apple, hanno consentito agli studenti di imparare anche nel “fuori aula” cui sono stati costretti dalla pandemia.

Le classi che hanno utilizzato l’IPad durante il proprio anno di prova hanno mostrato una curiosità crescente per tutte le discipline. Gli stessi temi affrontati col supporto multimediale acquistano nuovo interesse, incuriosendo anche gli alunni più svogliati. L’alunno cresce in consapevolezza e competenza. È in grado di gestire una ricerca, una raccolta dati, un approfondimento. È in grado di elaborare il materiale individuato e produrre una sintesi finale utile alla discussione/presentazione in sede di esame. In particolare, in quest’ultimo caso, si è notato come l’esposizione orale divenga notevolmente più sicura e disinvolta con l’utilizzo di presentazioni multimediali autoprodotte.

Il progetto iPad di Enaip, inoltre, ha rappresentato l’occasione di far crescere i coordinatori, i tutor e i docenti stessi, in quanto funzionale a favorirne il diventare, appunto, veri “mediatori” dell’apprendimento, che possono aiutare gli educandi a vivere l’esperienza proposta come educativa, aprendo brecce di possibilità inattese e spostando il baricentro dalla logica dell’insegnare a quella dell’apprendere per cambiare.

Infine, iPad ha rappresentato, anche grazie alla collaterale azione di formazione fornita a formatori e figure di supporto, un’occasione di trasformazione di un insieme di persone (la cui azione e presenza di fatto influenza l’agire di ciascuno e l’esperienza educativa in atto) in una vera e propria equipe, che condivide presupposti, condizioni e strumenti del proprio operare, in modo tale che l’azione del singolo sia allo stesso tempo puntuale e corale, individuale e collettiva. 

Come sono cambiate le esigenze didattiche di alunni e alunne a seguito della pandemia? Come dovrà evolversi il mondo della scuola per far fronte a questi mutamenti?

Ansia, paura, stress, preoccupazione per il futuro, aumento dei disturbi alimentari e degli episodi di autolesionismo. È la crisi post Covid in cui sono sprofondati 9 studenti su 10 che manifestano così un forte disagio psicologico. 

Questo per quanto riguarda gli studenti. 

In merito alla frequenza di utilizzo delle risorse didattiche, l’uso di supporti e risorse per la didattica, pur con qualche cambiamento rispetto a prima della pandemia, sembra non aver intaccato il primato detenuto dal libro di testo, che risulta ancora essere tra le risorse più frequentemente utilizzate; nella secondaria di secondo grado i docenti l’hanno utilizzato “sempre” (46,8%) e “spesso” (38,4%). In conseguenza dell’emergenza sanitaria si è reso necessario un ripensamento del curricolo, attraverso diverse strategie di adattamento, in base alle quali si è cercato di riprogettarlo in funzione delle peculiarità della didattica digitale e dei vari scenari di apprendimento in presenza, a distanza, ibridi, alternati. Quasi un quarto dei docenti, tuttavia, non ha rimodulato i contenuti didattici o comunque ha seguito il modello degli anni precedenti, rimanendo dunque nella propria “comfort zone”. Le dotazioni tecnologiche e la connettività hanno costituito, fin dai primi momenti di DaD, un fattore abilitante come pure, al contrario, un elemento di discontinuità e isolamento. Le scuole che avevano già lavorato in chiave sistemica e organizzativa per diffondere la cultura digitale sono state quelle più resilienti all’onda d’urto della DaD. Congruentemente con la quota del 10% circa di docenti che in qualche maniera padroneggiavano già competenze digitali sufficienti ad esprimere la propria professionalità e didattica, soltanto il 12% circa dei docenti ha dato spazio prevalente alle competenze digitali utili a valorizzare le potenzialità degli studenti tramite le tecnologie, ovvero quel livello di formazione nella sfera digitale che – poggiando su competenze già avanzate – consente al docente di dedicarsi ad una didattica maggiormente attiva ed inclusiva.

Ma la scuola e gli Enti di formazione professionale dovranno NECESSARIAMENTE cambiare dopo la pandemia: in primis, per prevenire un crescente abbandono scolastico legato a un eccessivo isolamento degli studenti; quindi, per venire incontro a una richiesta di inclusività in aumento, sia relativamente a stili di apprendimento diversi che a fragilità legate a situazioni personali e famigliari. 

In questo cambiamento, in parte cercato e in parte “forzato”, la presenza delle tecnologie costituisce un valore aggiunto, in grado di modificare l’ambiente di apprendimento e di potenziare l’attività che in esso si svolge. 

L’attuale generazione di studenti ha sviluppato una modalità cognitiva principalmente visiva e cinestesica: i ragazzi imparano guardando e facendo. E se questo può essere fatto insieme in classe, il tempo a scuola diventa più proficuo per l’apprendimento. 

Grazie agli iPad, è più facile arricchire la lezione soprattutto grazie alla connessione alla rete, che fornisce la possibilità di allargare lo sguardo ogni volta che è utile: per soddisfare una curiosità, per reperire un’informazione in più, per trovare la risposta a un dubbio, per leggere una fonte o un documento, per ascoltare l’intervista all’esperto di un certo argomento. Ne deriva una modalità didattica più vivace e partecipativa, più capace di mantenere vivi l’attenzione e l’interesse, che in epoca post-pandemica necessitano di essere particolarmente stimolate, dopo mesi di apatia, isolamento, “ripiegamento” su sé stessi. 

I ragazzi mostrano di gradire un approccio più dinamico e sfaccettato. Rispetto alla modalità tradizionale di spiegazione-studio-verifica, si attivano meccanismi di comprensione e di apprendimento diversi, più gratificanti e collaborativi, in grado di “riparare” in parte quelle fratture importanti create nella normale socializzazione tra adolescenti che il Covid ha letteralmente spazzato via e ancora oggi, in diversi modi, condiziona. 

Come si è sviluppata la vostra collaborazione con REKORDATA? Quali sono per voi le caratteristiche principali di una buona consulenza/partnership?

La collaborazione con REKORDATA si è sviluppata grazie al “passaparola” entro il sistema ENAIPNET. Crediamo profondamente nell’importanza di uscire dalla propria “comfort zone” quando si tratta, in particolare, di didattica IeFP, che non può limitarsi a essere “trasmissiva” ma deve per forza essere creativa e stimolante la collaborazione attiva del discente.

Per Enaip Don Magnani le principali caratteristiche di una buona partnership, sulla scorta di quanto già sperimentato, sono riassumibili nei seguenti punti:

  • Costante presidio degli aspetti tecnici
  • Costante informazione in relazione ad eventuali evoluzioni tecnologiche che possano facilitare/migliorare l’utilizzo degli strumenti adottati, anche facendosi portatori di “buone prassi” altrui o creando situazioni di “networking” tra realtà assimilabili
  • Formazione personalizzata sulle specifiche esigenze del singolo Ente
  • Collaborazione alla diffusione di quanto prodotto a livello di didattica innovativa presso Apple e/o presso altre realtà formative, a scopo di promo-comunicazione e per dare un importante feed-back motivante a studenti e insegnanti che si sono sforzati di creare situazioni e contenuti formativi innovativi
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